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I bambini di Al-A'radha
Non avevano armi.
Non avevano uniformi, né medaglie appuntate sul petto.
Avevano soltanto mani ancora troppo piccole
per contenere il peso del mondo.
Eppure si sono messi davanti alla strada.
Là dove gli adulti hanno imparato a parlare
con il linguaggio dei confini e delle conquiste,
essi hanno risposto con il linguaggio più antico:
quello dei bambini che difendono la propria casa.
Erano figli della Siria,
cresciuti sotto cieli attraversati dal rombo degli aerei,
tra muri feriti e ulivi impolverati,
in un tempo che ha insegnato loro troppo presto
il significato della parola guerra.
E tuttavia nei loro occhi
non c'era odio.
C'era la terra.
C'era il villaggio.
C'erano le voci delle madri,
il pane caldo del mattino,
i giochi lasciati a metà nei cortili,
i campi che attendono ancora la pace.
Si sono fermati sulla strada
come si fermano i piccoli alberi al vento:
fragili in apparenza,
ma radicati così profondamente nella terra
da sembrare eterni.
Chi potrà mai misurare il coraggio di un bambino?
Esiste forse una forza più grande
di quella che nasce quando un cuore innocente
decide di dire:
"Fin qui. Questa è la mia casa."
La storia ricorderà i generali,
annoterà le date delle battaglie,
traccerà nuove linee sulle mappe.
Ma il tempo, che sa distinguere la potenza dalla grandezza,
forse conserverà soprattutto questa immagine:
alcuni bambini siriani,
inermi e ostinati,
fermi su una strada polverosa di Daraa,
mentre il sole del Levante cadeva sui loro volti
come una silenziosa benedizione.
Perché vi sono istanti in cui l'umanità intera
si raccoglie nel gesto di pochi.
E allora i bambini non sono più soltanto bambini.
Diventano la memoria vivente di ciò che gli uomini dimenticano:
che una patria non è la terra che si conquista,
ma quella che si ama fino al punto di restarle davanti,
a mani nude.
© Johann Lubeck – Tutti i diritti riservati.
Nota dell'autore
Secondo testimonianze e filmati diffusi sui social media e rilanciati da diversi attivisti locali, nei pressi del villaggio di Al-A'radha, nel governatorato siriano di Daraa, un gruppo di bambini si sarebbe posto sulla strada per ostacolare l'avanzata di veicoli militari israeliani, raccogliendo pietre e formando una barriera simbolica davanti ai mezzi. Le immagini hanno suscitato forte emozione in tutto il mondo arabo, poiché mostrano bambini cresciuti all'ombra di quindici anni di guerra civile e ancora profondamente legati alla propria terra.
Daraa non è un luogo qualsiasi nella storia contemporanea della Siria: proprio qui, nel marzo del 2011, le proteste popolari e l'arresto di alcuni ragazzi diedero inizio agli eventi che avrebbero poi condotto alla lunga guerra siriana. Oggi la regione continua a vivere una fragile instabilità, mentre un'intera generazione di bambini porta ancora le cicatrici del conflitto. Organizzazioni umanitarie internazionali ricordano che milioni di minori siriani sono cresciuti conoscendo quasi esclusivamente guerra, sfollamento e privazioni.
*Questa lirica è dedicata a tutti i bambini che, pur avendo conosciuto troppo presto la paura e la guerra, continuano a difendere con ostinazione la memoria della propria casa e il diritto universale a vivere in pace.*